Madre Pietà dei Massari

Il martedì Santo dalla Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio iniziano i riti della Settimana Santa  Trapanese con la processione del Simulacro della  Madre Pietà dei Massari, curato dai Massari (Eredi facchini di Piano San Rocco)

Da: fonti storiche e antiche ricerche 

Dal casato di Palmiro Omodei da Firenze, tale grandiosa dama di carità reverendissima donna Rosa Omodei nel 1774 fece scrivere ad un sacerdote e sottoscrivere da proprio pugno un atto, pubblicato nel 1775 da notar “omesso”. L’atto riportava che donna Rosa Omodei testatrice fondamentale possidente dei suoi beni e così anche della chiesa di San. Spirito sito nella città di Trapani (ove per un periodo gli Omodei ebbero onerosi poteri e possedimenti) destinava elle “donna Rosa” erede discendente sua nipote citata come “Baronessa del Granatello”: tale donna “Benedetta Saveria Staiti Omodei e Pepoli” (vedova di Alessandro Staiti) disponendo clausole nel testamento con imponizione ai fini di proseguire le sue volontà.
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Volontà che qualsiasi persone che ereditasse possedimenti o altro, per non decadere dall’assegnazione rispetti gli obblighi o i legati imposti del testatore perentoriamente ingiunte con la frase finale:
“perché così voglio e non altrimenti”
Così fatto, si procedeva a dar luogo ed impegno a mantener fede alle così già citate volontà superiori. In codeste clausole testamentari sempre nel 1775 il notaro iniziava un atto solenne con i quali i componenti della comunità dei Massari (antichi “ARTIS BAJLOURUM”) e per sé i loro successori, ottenevano dall’ala destra della chiesa di S. Spirito la concessione perpetua di: uso di altare, beneficiando di tratto in tratto del godimento dei parametri religiosi, dei quadri, dei gioielli oro e argenti, della campana, dello spazio del littorino, baldacchini, suppellettili e altri diversi adorni e ben fatti a riguardo per funzioni religiose, chiave porte d’accesso alla chiesa, la prerogativa di due competeati sepolture da cavarsi nel suolo di suddetta chiesa, purchè non toccassero le sepolture che in essa esistenti dai padroni di essa chiesa.
Ritornando ai quadri non vi è presumibilmente altro riscontro che l’effige Madre Pietà (dalla quale non si conosce l’origine perché incerta la provenienza del dipinto, da taluni attribuito e realizzato da Narciso Guidone o a Giuseppe Arminio intorno al 1500 – 1600 e da altri, probabilmente dipinto da Ludovico Zichichi intorno al 1700) non vi è notizia certa di provenienza. Ma si presume (inevitabilmente non avendo attualmente nessun riscontro ma notizie di antiche fonti raccontati) che uno dei personaggi storici facente parti degli “ARTIS BAJLOURUM”, l’addetto alla consegna della chiave porta di accesso della chiesa, avvenuta la distruzione della già menzionata chiesa S. Spirito nel 1864, si prodigò con saggezza e celere acuta iniziativa, di conservare il quadro della Sacra Icona di Maria presso la sua abitazione. Da lì nessun altro riscontro in relazione alle origini delle prime processioni. Donna Benedetta impose alla comunità dei Massari di evitare sotterfugi o contrasti invitandoli a portare nel giorno della candelora un grosso cero benedetto in riconoscenza del padronato ai Santi Spiriti “S. Giacomo Minore” (protettore chiesa) e “S. Cristoforo Martire” (Padronato comunità dei Massari) perciò obbligando la suddetta arte dei Massari, quelli che la componevano per essa e successori, ad interamente soddisfare le spese per l’esercizio spirituale e cerimonia, con cera compresa.
Relativamente alle origini delle prime processioni, non si hanno notizie certe di quanto fossero state introdotte, n’è sortite, ma risalendo appunto a documenti storici, documenti privati, foto d’epoca, foto private da antichi Massari etc, etc, possiamo costatare che: tra i primi Massari annoverati (vedi seguito) solo vagamente si può risalire ad alcuni noi antenati tutti facenti parte della “Congregazione Arte Massari”. Da lì nessun’altro riscontro in relazione alle successive origini delle processioni.
Si ha però la certezza che, costituitasi codesta “Congregazione Arte Massari” (eredi degli Antichi “ARTIS BAJLOUROM”) possiamo costatare che tra i primi Massari si annoverano, solo vagamente se pur in parte alcuni antenati facenti parte di codesta congregazione.
“CONGREGAZIONE ARTE MASSARI”
Cordaro Santo, Ignazio e Francesco Mistretta (fratelli), Di Bella Gaspare, Lombardo Gioacchino, Mazzeo Corrado, Lombardo Giuseppe (Pio), Cordaro Salvatore, Lombardo Nicolò, Mistretta Alberto, Paolo e Antonio Cordaro (padre e figlio).
Ritornando alla processione vi è costatazione che dal 1913 in seguito dopo, essendosi trasformata la Congregazione in “Unione Massari”, le ormai affermate famose “famigghi di Piano San Rocco” (vedi fogli successivi), gestita dalle cinque famiglie sotto elencate, si stabilirà che codeste famiglie (caratterizzati anche di un forte sentimento religioso e dal possesso di vari apprezzamenti di terra (tra cui il territorio dell’attuale Piazza Lucatelli), diedero vita a questa unione per poter dar modo che si continuasse la loro tradizionale processione. Costruirono una cappella lignea proprio nella loro piazzetta dedicandola a San Cristoforo (protettore del loro padronato che ebbe sede presso la chiesa di San Rocco nell’attuale via Turretta). Denominata “Unione Massari”, gestita dalle 5 famiglie (vedi fogli seguito), dando origine ad un’usanza singolare: quella di custodire privatamente il quadro di Maria.
Tale “onore” era riservato appunto, proprio ed esclusivamente alle cinque prestigiose già citate famiglie, codesti erano:
i Cordaro, i Di Bella, i Lombardo, i Mazzeo, i Mistretta
la sera del Giovedì Santo (ovviamente ci si riferiva agli anni antecedenti il 1956, anno in cui vennero anticipati le due Processioni delle Madonne),
i rappresentanti maggiori delle cinque famiglie sopra citate erano gli autori di un particolare modo di attribuirsi l’onore della custodia per tutto l’anno del quadro della sacra icona.
Essi cominciavano a sfidarsi a “tocco”, un antico gioco basato su una conta effettuata in base al numero che ciascun giocatore aveva indicato con il proprio pugno. Al vincitore spettava così “l’ambito trofeo”, mentre gli sconfitti accompagnavano il “custode” fino alla sua abitazione seguendolo in processione. La caratteristica usanza cessò il 27 Marzo del 1934, quando i consoli Mario Mistretta (in carica in quell’epoca capo console) e Pasquale Cammareri (console sostenitore), per disguidi (proprio per una discordanza di portarsi il quadro dell’effige in custodia a casa, e disguidi interne alle 5 famiglie), decisero di porre fine a tale discutibile usanza, affidando definitivamente alla chiesa il compito di custodire la sacra icona di Maria.
Tra le diverse già citate clausule testamentarie che vi sono riportate, ne citiamo solo alcune di esse (poiché in pratica non potrebbero più essere: ne eseguite ne riportate), motivi: in primis, visto il trascorso tempo (più di due secoli) e in secondi, le strutture, chiesa, baldacchino, suppellettili, adorni religiosi dell’epoca, altri oggetti e luoghi non più esistenti e ne più trovasi riscontri sostanzialmente attivi così da fare in modo che si possa dar luogo ad un proseguimento di tale clausule nel Modus Perpetum, come a loro imposto da signoa baronessa. A tal motivo ne citiamo infatti solo alcuni;
Che: in onore di San Cristoforo nel festivo giorno prescritto, annualmente possano celebrare messa solenne e così come da loro usanza (Massari) poter solennizzare senza dover eccedere a spese dalla cassa degli introiti. Fulchè sarà sempre necessario mantenere innanzi a detto quadro, solitamente 12 candele di cera accese così come pure 8 “tianelli di sevo” per la sera nei vespri della vigilia e di altri 8 nel giorno vestivo del suddetto Santo in piano San Rocco. Si obbligava suddetta arte (Comunità Massari) oltre alle sopperite richieste imposte, che tutte le altre solennità pubbliche ed occulte, notturne e diurne che ad essa piace, saranno accordati dai legittimi superiori (rappr. Maggiori).
Più che obbligata suddetta arte (Massari) a provvedere, abbellire e adornare detta provvisoria cappella (Posto sosta notturna piazza Lucatelli), che per antica usanza si possa fare in modo che sia costruita preferibilmente in legno e così anche fare nei dovuti anni a venirsi necessitas della medesima, come meglio potrà provvedere dai suoi introiti ad essa arte permessa, in modo da far così proseguire l’antica tradizione a loro tramandata.
Doverosa suddetta arte è che: non possa per nessuna ragione e nessun pretesto intrinseco ed estrinseco, pretendere maggioranza alcuna di posizionetà, di lesioni, di pregiudizi e di non anteporvi ineguaglianza alla suddetta erigenza da nessun membro da essa componente stessa, ma siano ad essere e debbano in perpetuo, da una perfetta uguaglianza in tutto e per tutto senza distinzioni e disparità alcuna.
Suddetta arte (Comunità Massari) nel ricevere gentile concessione dalla signora Baronessa, non può né per atto a suo favore, né in pregiudizio, fare innovazione alcuna anca se pur minima, sotto qualsiasi sotterfugio, erigerne o nominare (senza motivo accidentale) altra congregazione anche se vi concorressero consenso e l’annuenza della suddetta stessa arte (Comunità Massari). Giacchè la signora Baronessa non intende concederle un tal diritto, né tanto meno che essa arte osasse fare più di quello che gli viene in forza dalle prestabilite convenzioni da detta signora Padrona, concesso e permesso dalli quali per essa e futuri padroni della congregazione in essa (riferimento cong. Massari)
Tutti i successori o chi per loro (Eredi) protempori (consoli) siano sempre protettori di suddetta congregazione accettata.
Tale congregazione voglia fare in futuro erigere altri comprotettori (sostenitori e collaboratori) dovrà sempre erigerlo con consenso e approvazione della suddetta stessa congregazione (Arte Massari) o chi in futuro sia per discendente ad essa.
Più: che la suddetta (Arte Massari) sia obbligata a portare ogni anno in data 2 febbraio a casa della signora padrona Baronessa, una candela benedetta in riconoscenza del patronato e per essa congregazione, in oltre di adempirsi in tutto e per tutto di spese delle quali va obbligato nei superiori capitoli testamentari.
Che: la cosiddetta Comunità (Arte Massari) e chi per lei (Eredi), che mai per qualunque motivo (eccetto quello dell’inosservanza di alcuni non più in uso e in riscontro di superiori capitoli), possa fare meno di licenziare suddetta arte o congregazione stessa e quelli che la compongono per essa, talli quali è stata fatta concessione superiore scritta.

Baronessa del Granatello
Donna Benedetta Saveria Staiti Omodei e Pepoli

TRASFORMAZIONE DA CONGREGAZIONE A
 
“UNIONE MASSARI”
 
“I FAMIGGHI DI PIANO SAN ROCCU”

Famiglia Cordaro

Rappr. Maggiore

IGNAZIO

Figli

Lucio e Giuseppe

Famiglia Di Bella

Rappr. Maggiore

GASPARE

Figlio

Francesco

Famiglia Lombardo

Rappr. Maggiore

NICOLO’

Figlio

Salvatore

Famiglia Mazzeo

Rappr. Maggiore

CORRADO

Figlio

Giuseppe

Famiglia Mistretta

Rappr. Maggiore

MARIO

Figlio

Antonino