III gruppo " Gesù nell'orto ceto Ortolani

Mentre Gesù è in orazione nell'orto dei Getsemani, sul Monte degli Ulivi, un Angelo scende dal cielo per offrirgli il calice amaro della Passione e della morte. Poco distanti da Lui tre Apostoli, Pietro, Giovanni e Giacomo, oppressi dalla stanchezza, hanno ceduto al sonno e placidamente riposano.

I confrati della Società del P.S. affidarono il mistere di “Cristo all'orto” al ceto degli ortolani con contratto redatto da Melchiorre Castiglione il 26 aprile 1620. Ciascun ortolano s’impegnò a rispettare “lo loco che li tocca senza andare alli fianchi e nel menzo del mistere e con torci senza terrumpiri la processione.” Nel caso in cui uno o più ortolani non avessero associato il mistere con la torcia in mano, infrangendo la clausola contrattuale, si convenne di addossare le spese derivanti da tale mancanza con obbligo dei consoli di supplire l’assenza con un tedoforo, il cui costo non doveva eccedere tre tarì, equivalenti al salario giornaliero di un mastro di quel tempo. Come per altri misteri, anche questo concesso agli ortolani si abbellì a loro spese. Baldassare Pisciotta, nato nel 1715, rifece il mistere collocando la statua di Gesù di fronte l’angelo che “gli porge il calice della sofferenza” diversamente da quanto fatto dal coevo Francisco Salzillo y Alcaraz, (d’origine napoletana) che dispose nel mistere spagnolo dell’orazione Gesù Cristo a fianco dell’angelo, con lo sguardo rivolto in alto, condiscendente al superiore patimento. Il gruppo fu restaurato nel 1902 da Antonio Giuffrida e successivamente, nel 1934 e nel 1949, da Giuseppe Cafiero.