Dopo aver inchiodato Gesù sulla Croce, i carnefici del Cristo si accingono a sollevare il pesante strumento di tortura, per fissarlo sul suolo. Al cenno di un Tribuno, un centurione romano sostiene il legno del martirio, mentre due servi cercano di raddrizzarlo a forza di braccia e per mezzo di corde.

Lo “misterio che si mette in cruce Cristo” si concesse il 23 aprile 1620 all'arte dei falegnami con atto di Melchiorre Castiglione e nel medesimo giorno d’assegnazione del mistere della “Veronica”. Oltre la figura di Cristo, nel gruppo è presente un soldato romano e tre personaggi anacronistici: un sacerdote con fattezza di turco e due popolani che tirano le funi per sollevarlo in croce. Anche su questo mistere rimane ignoto l’autore. A seguito dei bombardamenti del 1943 rimase  distrutto  nella chiesa di S.Michele. Fu affidato a Domenico Li Muli la ricostruzione nel 1951, aggiungendo un soldato romano e tolse la figura del tribuno e del servo che tira le corde. La nuova opera, però, non fu apprezzata  dalle Maestranze trapanesi, a causa della poca omogeneità con gli altri gruppi. Pertanto, Li Muli dovette ricostruirla aggiungendo la figura del tribuno, di un soldato romano e di due servi, uno dei quali tirando le corde alza la croce. Nel 1956 il nuovo Gruppo con consenso unanime poté uscire in Processione.