XVIII gruppo sacro " Trasporto al Sepolcro " ceto Salinai

Giuseppe D’Arimatea, discepolo occulto del Cristo, ottenuto da Pilato il permesso di seppellire Gesù in una tomba di sua proprietà, trasporta il corpo del Redentore dalla vetta del Calvario al Sepolcro, aiutato da Maria Santissima, da Maria Maddalena, da San Giovanni e da Niccodemo, ebreo segretamente convertito alla nuova fede.

Il 5 aprile 1619 e due giorni dopo la concessione ai sarti, Ximenes rogava il contratto d’affidamento del “misterio della sepoltura di Christo” all’antica maestranza dei corallari e scultori, i quali, promisero d’associarlo e portarlo in collo con ventotto mastri e con torce accese in mano. Erano presenti alla stesura del contratto diversi scultori tra cui ricordiamo Battista Cinciolo (confrate e per un anno governatore della Società del P.S.), Matteo de lo Livolsi, Rocco Valenza e Nicolò Ciotta progenitore di Mario (autore della “spartenza”). Il 20 febbraio 1790, con atto redatto da Giuseppe Anastasi, i corallai ritornarono il gruppo alla Compagnia di S. Michele Arcangelo, che fino al 1799, lo associò in processione con i suoi congregati e i “bastasi”. Stranamente si legge nel documento del 1839, già citato, che il ceto dei corallai contribuì alla riparazione del tetto dell’oratorio di S. Michele e ciò dimostra che in quell'anno aveva in possesso il gruppo dato in seguito al ceto dei salinai, tra i quali v’erano ex gabelloti proprietari d’estese vasche salinifere. D’autore ignoto il primo, l’attuale mistere è opera di Giacomo Tartaglio, il quale vi aggiunse la statua di Maria agli originali cinque personaggi descritti da Ximenes. Gravemente danneggiato nei bombardamenti del 1943, fu restaurato da Giuseppe Cafiero.